Barbería Ensemble 
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barberìa ensemble non è una novità. Già verso l’anno 1000 venivano impiegati organi a canne dalle dimensioni molto contenute e che disponevano di un numero di canne necessariamente limitato. Erano gli organi portativi (venivano portati “a tracolla”) e i positivi (che venivano appoggiati su di un ripiano). La leggenda vuole che fosse Giovanni Barberi da Modena nel 1703 a inventare l’organo meccanico dove l’esecutore era sostituito da un meccanismo automatico. Nasceva così l’organetto detto  di Barberìa  dal nome del suo costruttore. Questo strumento, che sopravvive ancora oggi ai margini della cultura musicale, nel Rinascimento e soprattutto nel Barocco fu il vanto dei palazzi nobiliari, a tal punto che furono commissionati brani a importanti artisti. Nella versione più corrente è costituito da una cassa rettangolare di dimensioni variabili che contiene, oltre al mantice e alle canne, un cilindro munito di punte metalliche, ciascuna delle quali, girando la manovella dello strumento, apre una valvola corrispondente a una determinata canna producendo il suono. Solitamente veniva montato su un carretto e trainato a mano o da un cavallo. Nell’Ottocento, dopo essere stato molto in voga in vari paesi europei, è poi andato quasi scomparendo. Da ricordare che gli organi a rullo più recenti sono alimentati o convertiti a elettricità. Basandosi sugli stessi principi vennero successivamente realizzati strumenti musicali molto più completi degli organi di Barberia: i grandi orchestrion (questo era il loro nome) in grado di suonare contemporaneamente gli strumenti musicali più disparati, dall'organo allo xilofono, alla batteria completa di nacchere, piatti e campanelli non soggetti a dinamica o a gradazioni prefissate.

Dopo questa quasi introduzione storica ecco il processo che ha portato a barberìa ensemble strumento che si configura più  come un moderno orchestrion informatizzato che organetto di Barberìa.

L’idea iniziale è stata quella di realizzare un organo  a canne (61 note corrispondenti all’ottava 4’ successivamente espanse con 12 canne di bordone in legno da 8’), di dimensioni contenute per un eventuale trasporto in piccoli e medi spazi di rappresentazioni musicali (organo positivo), per ottenere un suono reale in quanto prodotto dallo strumento stesso. Il che significa riproporre  il limite tecnologico dello strumento tradizionale che probabilmente ne aumentava la comunicazione estetica con il suo errore. Alla tradizionale fattura dell’organo con distribuzione pneumatica dell’aria dal somiere alle canne e comandi  elettrici alle singole valvole per l’immissione alle canne è stato aggiunto un controllo midi che permette di inviare file che contengono il segnale di comando. L’impiego di una tastiera (sia master che dotata di expander interno) può comandare direttamente il suono ma questo può essere anche gestito da un file midi esterno inviato via cavo. Molti file sono già disponibili in siti internet dedicati, altri possono essere creati con sistemi di registrazione. Si è pensato poi di sostituire il cavo con un sistema di trasmissione dati wireless ottenendo così un ulteriore svincolo fisico dalla parte di generazione del suono e il suo comando. Facendo ricorso alle più avanzate tecnologie lo stesso sistema wireless è impiegato per l’utilizzo via internet (con protocollo RTP) da una tastiera remota che può così suonare in tempo reale l’organo a canne che si trova in tutt’altro spazio. Certamente questa soluzione ha dei limiti (per ritardo e latenza) non superabili con l’odierna tecnologia ma consente di suonare lo strumento in esecuzione reale anche a grandi distanze e in più luoghi connessi all’indirizzo dell’esecutore. Offre inoltre la possibilità di eseguire più partiture contemporaneamente, cosa che permette di realizzare più voci contemporaneamente. Potrebbe così ritenersi una estensione della manualità dell’esecutore. La versione realizzata nel mese di agosto 2006 come prototipo e contrassegnata con il numero 0, è stata dotata di altre possibilità di espressioni musicali quali: strumenti percussivi (es: tamburi), etici (es: rainstick [bastone della pioggia]), della tradizione organaria (es: Nightingall [uccelliera], Zimbelstern [campanelli]). È stato inoltre inserito un impianto voce (trasmissione wireless) e di amplificazione, con effetti sonori, di media potenza con uscita su casse integrate. Per facilitare la comprensione dei tempi di attacco delle singole funzioni si è provveduto alla loro visualizzazione con led dedicati. Di qui la doppia funzione di utilizzo, vale a dire strumento musicale suonato a distanza e strumento autonomo utilizzato come base reale (suoni non sintetizzati) sul quale eseguire brani di teatro da camera. 

Quali siano le ricadute sul piano estetico-musicale difficile dirlo. Ed è questo forse l’aspetto più interessante da analizzare. Resta il fatto che esiste la possibilità di farsi ascoltare in tempo quasi reale in tutto il mondo con la riproposizione del limite strumentale originario. Informatizzato. Naturalmente.

 

Questa la scheda del nuovo strumento musicale:

 

barberìa ensemble

0 torino 08-06

 

  • ideazione e realizzazione - delfino maria rosso
  • consulenza organaria - franco faia
  • meccanica del legno - gianni mangini 
  • elettronica - dario roccati

Delfino Maria Rosso

Torino – agosto 2006  



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